lunedì 27 maggio 2013

Gioco...e Diritto


Quando, ahimé, dieci anni orsono mi imbattei nel capitolo V di un libro di filosofia del diritto intitolato “Gioco…. e diritto” rimasi basito da quanto letto.
Non crediate però che la mia incredulità derivasse dall’alto sapere filosofico trasfuso in quell’opera giuridica dal suo autore, ma a onor del vero concetti come ordine ludico e ordine giuridico avevano lasciato poco spazio all’immaginazione di un allora giovane studente universitario poco più che diciottenne.
Nel capitolo in questione, in estrema sintesi, l’autore, in una sorta di comparazione tra gioco e diritto riportava entrambi i fenomeni ad un ordine catalogato di regole e principi, affermando al contempo che l’uomo in quanto individuo bisognoso di certezze ripeteva continuamente una serie di comportamenti già dati nell’ordine conoscitivo del mondo naturale.
Ancora oggi, oramai 29enne, anche se più cosciente del significato di quella lettura filosofico-giuridica, credo che il gioco e il diritto non possano entrare in comparazione solo perché contraddistinti entrambi da un numero definito di norme volti a regolare il comportamento di determinati individui.
Questi due fenomeni, infatti, sono entrambi destinati a dare sempre nuove interpretazioni della realtà circostante non potendosi limitare ad essere semplici contenitori di regole volte a regolare la vita sociale del genere umano.
Diceva Kierkegaard che “il concetto di legge è inesauribile, infinito, instabile nelle sue prescrizioni: ogni prescrizione genera un’altra più precisa e così all’infinito…” La stessa cosa, a parere di chi scrive, avviene nel gioco, forse anche in maniera più imprecisata e indefinita.
Con ciò non si intende dire che il gioco e tanto più il diritto debbano essere considerati fenomeni estemporanei, anzi in entrambi i casi l’uomo nel dettare determinate regole istituisce un senso ad un determinato fatto concreto.
La questione del senso, però, non è risolvibile nell’ordine conoscitivo di quel che viene trovato nella natura, ma appartiene ad un sapere parziale che si evolve e non può che cambiare a seconda dell’evoluzione del genere umano.
Luca Mangani