giovedì 20 giugno 2013

Le note e la scrittura neumatica, un’antica lingua per tutti


Per quelli che si sono forse chiesti da dove vengono le note, ecco uno spunto di risposta. La parola nota discende dai neumi, segni particolari che indicavano sui codici manoscritti antichi l’altezza dei suoni da produrre una determinata melodia.  La scrittura neumatica tuttavia non era sufficientemente complessa da poter trascrivere melodie più articolate. E’ nel secolo undecimo che Guido D’Arezzo mette al punto un altro sistema di trascrizione basato su quattro righi paralleli che indicavano l’altezza delle note, il tetragramma. Per insegnare le note ai suoi allievi, Guido D’Arezzo scrisse un inno per San Giovanni Battista:
Ut queant laxis,
Resonare fibris,
Mira gestorum,
Famuli tuorum,
Solve polluti,
Labii reatum,
Sancte Iohannes.
Così non solo diede un nome alle note ma permise anche di darne la giusta intonazione. In seguito, il tetragramma sarebbe stato poi rimpiazzato dal pentagramma e la prima nota sarebbe diventata do anziché ut formando così l’insieme di note a noi noto oggi.