domenica 28 luglio 2013

La poesia del giardino o i dipinti della natura



L’arte di allestire giardini è un’arte antichissima, così già Babilonia con i suoi giardini pensili, Roma o ancora l’Antica Grecia conoscevano i benefici di un giardino curato, e talvolta teatro delle passioni, restava per molti luoghi di misteri. Così con il passare del tempo, castelli e fortezze, dopo aver alzato le mura, ornavano e decoravano spazi verdi. Dietro l’allestimento di questi spazi ampi, la volontà umana di creare un qualcosa di armonioso, come un pittore con i suoi pennelli, i giardinieri, gli ingegneri creavano scenografie diverse. Anche la creazione dei giardini subivano l’influenza delle correnti artistiche del momento. Come non vedere in Versailles gli elementi neoclassici e barocchi? Come non scorgere il penetrante romanticismo del giardino all’inglese della Reggia di Caserta? La natura, a differenza della tela o del palcoscenico, non ferma in alcun momento lo  spettacolo: le erbe continuano a crescere, gli alberi a diramarsi, i fiori cospargono pareti, aiuole e erbe aromatiche espandendo le loro radici in profumano territori sempre più vasti. Nell’architettura dei giardini interviene un fattore che le altre arti riescono  a arrestare per magia: il tempo. Il giardino è una continua metamorfosi, una continua evoluzione. Molti pensatori del Seicento per esempio, ritenevano che solo la sapienza permetteva all’uomo di controllare in qualche modo la natura, poiché solo il sapere lasciava loro la possibilità di comprenderla. Nei giardini dunque, si trovano tutti i moti dell’animo umano, tutte le sue reminiscenze, ma tutti i segreti nascosti. Addirittura per alcuni il giardino sarà perfino poesia didattica e quindi luogo di iniziazione e di apprendimento. L’aspetto frammentario  della natura come giardino o opera d’arte naturale ci rivela che in realtà essa è la madre di tutte le arti e da lei la nostra mano tremante, sin da piccoli, impara a imprimere le prime parole e i primi colori.