mercoledì 6 novembre 2013

Il vino novello più buono o meno buono?



Prima di dilettarmi a scrivere questo articolo sui vini una premessa è d’obbligo. Sono un giurista che si interessa di vino, ma solo nel senso che ho tanti amici molto più esperti di me sul tema che mi hanno dato qualche suggerimento utile per non fare brutta figura con voi lettori.
Il Novello – che ha origini francesi (Beaujolais nouveau) – in Italia, ha avuto questa denominazione a seguito del d.M. 6-10-1989 e si tratta di un vino che si ottiene da una tecnica chiamata macerazione carbonica (MC) la quale, in sintesi, consiste nel mettere grappoli di uva interi, intatti, non diraspati, per un tempo variabile da qualche ora a più giorni, dentro un serbatoio ermetico saturo di anidride carbonica,  col vantaggio che appena poco tempo dopo la vendemmia il vino è già pronto per essere bevuto.
La legislazione italiana richiede, affinché il vino ottenuto possa definirsi novello, che almeno il 30% delle uve abbiano subito la MC, il restante 70% possono essere trattate con tecniche di vinificazione classiche. L'ampia discrezionalità concessa ai produttori rende possibile trovare in commercio novelli con una percentuale di vino ottenuto da macerazione carbonica variabile dal 30 al 100%.
Il vino ottenuto con questa tecnica è caratterizzato da una grande ricchezza aromatica morbidezza e armonia di gusto. Normalmente si ottengono vini con livelli tannici molto bassi, e questo, col passare del tempo, comporta una sensibile diminuzione delle sue specifiche proprietà organolettiche, soprattutto quelle tipiche di vinosità e di fruttato. E’ preferibile, quindi, consumare il vino molto giovane, per poterlo apprezzare appieno.
Quanto fin qui affermato, in conclusione, non ci permette di dire se il vino prodotto con questa tecnica sia più o meno buono dei vini a vinificazione tradizionale.
L’unica cosa che si può tentare di fare è cercare di distinguerli basandosi in particolare sulle loro caratteristiche. L’aroma dei vini da MC, per esempio, si distingue per una sua componente tipica (kirsch) accompagnata da una nota dominante complessa (vegetale e lattica) che permette l’articolazione armoniosa dei componenti, mentre nei vini da vinificazione tradizionale questa articolazione appare discontinua a causa delle variazioni d’intensità dei componenti.