giovedì 20 giugno 2013

Editoriale



Tim V tim I tim V tom A tim L tim A tim M tim U tim S tim I tumt C tum A tum tutitutitutitutitutitutituitutitutitutitutitutituttututututitititi Minor Swing…. E questa volta non ho nulla da aggiungere! Tum tum tim ti tuti tu ti tu tii!!!


Le origini del jazz: note sparse in viaggio oltre oceano


Le origini del jazz sono da ricercare nelle comunità africane recatesi a vivere negli Stati Uniti. Il jazz nasce da una strana musica chiamata ragtime che si suonava agli inizi del novecento. A New Orleans, nei primi anni del ventesimo secolo, si suona il jazz in tutti i bar. Il jazz è considerato come uno stile musicale nero, tuttavia il primo disco jazz che fu inciso era stato realizzato da un gruppo di musicisti bianchi, l’Original Dixieland Jass Band. Il jazz come genere musicale si afferma negli anni venti del novecento, grazie a cantanti e artisti come Luis Armstrong. Fino agli anni quaranta, il jazz sarà suonato da band e esplodono i talenti come quelli di Duke Ellington o di Glenn Miller. Con l’avvento della prima guerra mondiale, il bebop rimpiazza le grosse band. Bebop per le due note che si ripetono nei brani proposti in quel periodo. Il jazz continua a evolversi e con il passare degli anni si dirama in cool jazz, jazz modal free jazz per arrivare all’inizio degli anni ottanta all’acid jazz che vede mescolarsi elementi di diverse tradizioni musicali. Forse potrebbe sembrare spinta l’idea che anche la house tanto adorata dalle giovani generazioni sia in realtà un’erede del jazz o ancora una figlia del jazz. Anche la house si basa sulla ricerca dei suoni e se i critici non possono essere d’accordo con quanto appena asserito resta innegabile che il jazz è ovunque e continua ancora oggi a lasciare le sue tracce in ogni genere musicale.


Un punto di geografia: Lucca, città della musica


Per restare in tema musicale si propone in questa edizione di rivolgere la nostra attenzione a Lucca, città toscana, situata a circa 18km da Pisa, capoluogo dell’omonima provincia. La città di Lucca è legata a tantissimi personaggi famosi come Luigi Boccherini, Francesco Geminiani, Alfredo Catalani, Gaetano Giani Luporini. Uno in particolare: Giacomo Puccini, compositore di Madame Butterfly o ancora dell’incompiuta Turandot. E’ proprio per questo motivo che la città e la provincia di Lucca si sono candidate nel 2012 come Città creativa della musica. Città d’arte tra le più rinomate d’Italia, vi potete visitare i giardini Elisa e Romagnoli, il palazzo Ducale, la Torre dell’Orologio o ancora recarvi alle terme o in piazza, per esempio in Piazza dell’Anfiteatro.

Le note e la scrittura neumatica, un’antica lingua per tutti


Per quelli che si sono forse chiesti da dove vengono le note, ecco uno spunto di risposta. La parola nota discende dai neumi, segni particolari che indicavano sui codici manoscritti antichi l’altezza dei suoni da produrre una determinata melodia.  La scrittura neumatica tuttavia non era sufficientemente complessa da poter trascrivere melodie più articolate. E’ nel secolo undecimo che Guido D’Arezzo mette al punto un altro sistema di trascrizione basato su quattro righi paralleli che indicavano l’altezza delle note, il tetragramma. Per insegnare le note ai suoi allievi, Guido D’Arezzo scrisse un inno per San Giovanni Battista:
Ut queant laxis,
Resonare fibris,
Mira gestorum,
Famuli tuorum,
Solve polluti,
Labii reatum,
Sancte Iohannes.
Così non solo diede un nome alle note ma permise anche di darne la giusta intonazione. In seguito, il tetragramma sarebbe stato poi rimpiazzato dal pentagramma e la prima nota sarebbe diventata do anziché ut formando così l’insieme di note a noi noto oggi.


Angolo di psicologia: gli effetti della musica


Risulta alquanto impossibile scrivere un’edizione sana sulla musica e non parlare di Mozart. L’enfant prodige ha creato delle sinfonie meravigliose che hanno sulla mente umana dei risvolti sorprendenti. Recenti studi hanno dimostrato che ascoltare Mozart favorisce la memoria e l’apprendimento. Tuttavia, questi effetti miracolosi sono riconducibili alla musica in generale. E’ stato dimostrato che la musica aiuta ridurre lo stress e agisce perfino sul sistema ormonale. Da un punto di vista meramente medicale, gli effetti sono interessanti quando vengono sperimentati su pazienti che hanno subito un’operazione chirurgica. Sembra che la musica riduca il dolore, evitando al paziente di ingerire quantità di antidolorifici. La musica ha dunque delle virtù calmanti che sarebbero da sfruttare in diverse situazioni. Anche per le donne partorienti, nella fase del travaglio, sempre che sia possibile, ascoltare musica favorisce il posizionamento corretto del bambino poiché provoca un rilassamento della cervice. Per ulteriori approfondimenti vi rimandiamo all’interessante articolo del dottore Gianpiero Greco, Effetti e benefici della musica.

Django Reinhardt e l’invenzione della musica chitarristica


Django Reinhardt è nato nel 1910 in Belgio; di origini zingare, la musica lo ha accompagnato sin da giovane. La sua famiglia suonava presso famiglie benestanti. Django in un primo momento stupisce il pubblico con il violino e il banjo. Presto, le sue qualità di artista vengono riconosciute e gli viene proposto di incidere il su primo disco sul quale verrà impresso Janjo Renard Banjoista. Le sue origini non erano forse molto chiare ai suoi ammiratori. Il suo destino si tinge di miracolo quando, nel 1928, egli resta ferito alla mano e al ginocchio durante un incendio nella sua roulotte. Un anno dopo, la sua mano non guarisce ed è costretto a subire un’operazione a seguito della quale perderà l’uso di qualche dito. Al fine di spingere il giovane Django a riabilitarsi, suo fratello gli regala una chitarra. E’ così che il talento del giovane ragazzo stupisce ancora tutti: perfino artisti di fama internazionale come Duke Ellington, ammirato dallo stesso Django, gli propongono collaborazioni. Nel 1930, il jazz è cambiato e Django Reihnardt con Stéphane Grappelli forma il suo gruppo. La chitarra è diventato uno strumento del jazz e Django, con solo due dita, fa vibrare le corde come nessuno era mai riuscito prima. La destrezza del Reinhardt suscita l’ammirazione di tutti gli amanti della musica e non solo dei jazzisti.