venerdì 13 settembre 2013

Editoriale


Cari lettori,
 Ora che vi scrivo dalla vicina Umbria, non posso parlarvi che di quello che non poteva prescindere dalla mia valigia. No, vi prometto che non parlerò ancora di libri, bensì di fotografie. Un piccolo ricordo del nostro mare da guardare di nascosto per illuminare il verde che mi circonda. Un raggio di sole più forte per spezzare la freschezza dell’aria e ricordare per un attimo i profumi delle nostre acque limpide. Vedete, come diceva Pino Daniele, chi tene o’mare, è fess’e cuntento felice di possedere qualcosa che non possiederà mai. Capita. Quello che conta è la sensazione di gioia che ne deriva. La fotografia è lo stesso, con uno scatto pensiamo di imprigionare un qualcosa per sempre, senza realizzare che quello che abbiamo fotografato continua a esistere e a cambiare senza di noi. Bene, vi lascio alla vostra lettura e perdonate la nostalgia … limpida e profumata. Buona lettura!
La Fenice

Foto d’autore: le tecniche particolari



Anche la fotografia gode di numerosi artifici che possono modificare il risultato finale. Se in un primo momento la fotografia serve a rappresentare la realtà esatta nei suoi minimi particolari, resta di fatto che grazie ai filtri, l’artista o il fotografo può scegliere il senso da imprimere alla sua realizzazione. Esistono due famiglie di filtri. La prima è quella dei filtri di conversione o meglio di correzione e l’altra è la famiglia dei filtri creativi. Questi ultimi sono interessantissimi ma non indispensabili. Vengono anteposti all’obiettivo per procurare un effetto particolare, ad esempio un immagine riprodotta come se fosse scattata con un caleidoscopio. Si ottengono anche effetti meravigliosi con i filtri a colore che possono accentuare o diminuire gli effetti creati dalla luce. E’ opportuno comunque ricordare che i filtri assorbono parte della luce e quindi è sconsigliabile farne un uso spropositato.

Il giornalismo fotografico: un altro sguardo dall’obiettivo



La figura professionale del giornalista in questi ultimi tempi è stata spessa associata alla televisione e alla rete. Tuttavia è giornalista anche il professionista che opta per illustrare i suoi servizi o reportage con la fotografia. A questo punto occorre definire che tipo di rapporto ha il professionista con l’immagine che sceglie di immortalare; meglio bisogna definire il rapporto tra la fotografia e il testo. Una fotografia posta in una rivista o in un giornale è abbinata a una didascalia e è proprio questa che mette in relazione l’immagine con l’intenzione dell’autore. C’è chi preferisce eludere didascalie troppo invadenti allo scopo di evitare di indirizzare la lettura dell’articolo redatto e della fotografia oppure di introdurre informazioni e nozioni sbagliate. Il lavoro del giornalista è quello di dire la verità e di informare il lettore. Come le parole, purtroppo, anche le immagini possono essere elementi utili per rendere la verità più soggettiva che oggettiva. Chi è cosciente di questo è custode di un segreto importante.  Un buon giornalista fotografico riflette su come comporre la propria immagine e per questo tiene conto di numerosi aspetti come la prospettiva o ancora il posizionamento dell’orizzonte sulle fotografie. In effetti posizionare ad esempio l’orizzonte al centro dell’immagine è una pessima scelta che confonde il lettore. Oggi, con la diffusione delle macchinette fotografiche molte persone hanno la possibilità di cimentarsi in un ruolo da finti giornalisti fotografici: dalle vacanze agli eventi eccezionali, molti usano la fotografia come racconto e forse implicitamente imparano alcune tecniche utilizzate per narrare altre verità.

Foto tradizionale e foto digitale: due epoche diverse



L’era del digitale ha in qualche modo rimpiazzato del tutto quella che era l’era delle grandi scoperte scientifiche. Se l’Ottocento appare sotto certi aspetti come il secolo della ricerca scientifica, il Novecento invece lascia lo spazio al curioso mondo dell’informatica. Le prime fotografie riuscivano grazie a miscugli di elementi chimici diversi che, in una data proporzione, permettevano la fissazione e l’apparizione dell’immagine su un determinato supporto. Il principio era più o meno il seguente, parlando naturalmente dello sviluppo di una pellicola in bianco e nero: la pellicola doveva essere estratta dalla macchinetta fotografica  senza essere esposta a fonti di luce. Riposta nell’apposito contenitore, la si portava in camera oscura. Una volta nella camera oscura, il fotografo o il giornalista srotolava la pellicola per immergerla nel bagno rivelatore che eliminava le tracce di alogenuro di argento, svelando così l’immagine. Finito questo primo bagno, la pellicola veniva trasferita in un bagno di fissaggio. Ci sono poi altri passaggi che porteranno a rendere l’immagine nitida. Occorrerà in fatti sciacquarla e poi finalmente appenderla in un luogo senza polvere per poi stampare. Tutto questo riguarda appunto in un primo momento lo sviluppo delle fotografie in bianco e nero. La prima fotografia a colori fu sviluppata circa venti anni dopo la stampa del primo dagherrotipo.
 Nell’era del digitale invece, lo sviluppo fotografico e la qualità dell’immagine dipendono dal numero di pixel e dal sensore. Come è oggi di dominio comune, più è alto il numero di pixel e più la risoluzione o la qualità del risultato finale sarà alto. La fotografia era stata in realtà già digitalizzata da quando gli stessi giornalisti avevano iniziato a trattare l’immagine con un computer. La macchina fotografica digitale arriva solo in seguito. Resterebbe errato considerare dunque che sia stata la macchina digitale a permettere la creazione di immagini digitali.

Reminiscenze estive: la mostra di Vittorio Igiani



Il mese di agosto è stato illuminato dalle splendide fotografie del maestro Igiani. Queste fotografie hanno raccontato attraverso gli occhi dell’artista gaetano la nostra città a colori o in bianco e nero. La luce della perla del Tirreno è stata immortalata in numerosi scatti che la dipingono in ogni stagione da diverse prospettive. Il maestro Igiani infatti non ha trascurato nulla. Sono già tre anni che le mostre fotografiche di Vittorio Igiani si svolgono in città e hanno riscosso da parte del pubblico gaetano e non, un ampio consenso. Igiani ha lavorato come cameraman, si è dedicato anche alla pittura, ma come ci ha confidato in un’intervista alla nostra redazione, la fotografia resta a suo avviso il modo più diretto di espressione sempre ricco di nuovi stimoli. Nel 2011, il maestro aveva esposto alcune fotografie da lui scattate al Club Nautico Flavio Gioia e il sindaco di Nizza, in visita qui a Gaeta, apprezzò molto i suoi scatti, tanto da portarne via alcuni. Nei prossimi mesi, Vittorio Igiani pensa di allestire un’altra mostra basata sul tema dell’alba e del tramonto. Aspettiamo con impazienza!

Ricetta – entrecôte con crema di champignon



Ingredienti:
4 fette di manzo non troppo sottili
400 gr di champignons
1 spicchio di aglio
Prezzemolo
Pepe bianco
Olio
Sale q.b.
Noce moscata
Parmigiano Reggiano
Procedimento:
Cuocere i funghi tagliati a pezzettini in padella con un poco di olio, aglio, prezzemolo e un pizzico di noce moscata. Grattugiare il parmigiano, levare l’aglio. Frullare il tutto. Aggiustare di sale e pepe. Allungare con un poco di brodo di verdure per perfezionare la consistenza. Grigliare la carne tirandola dalla griglia a meta cottura. Terminare la cottura in padella con olio e la salsa di funghi. Servire con prezzemolo tritato finemente e pancetta grigliata sbriciolata.