mercoledì 6 novembre 2013

Editoriale



Cari Lettori,
Questo weekend siamo lieti di parlarvi del vino. Il nobile argomento trattato dal nostro settimanale è anche quello festeggiato in questi giorni nelle sale del Grand Hotel Villa Irlanda. Abbiamo pensato che per prepararsi al freddo inverno era forse una buona idea attrezzare la cantina ancora prima del guardaroba.
Così vi parliamo di alcuni aspetti restando convinti che se potrebbero trattare molti altri. Buona lettura!
La Fenice

Le vendemmie del bianco: tecniche e particolarità



Come l’uva che i grappoli cangianti si vela di porpora quando matura è la frase di Ovidio con la quale iniziare questo articolo dedicato al vino bianco poiché esso è il primo passo della metamorfosi dell’uva in vino ovvero del processo di vinificazione. È noto a tutti che la grandezza di un vino passa attraverso diverse fasi cominciando dalla raccolta e finendo all’imbottigliamento prima della vendita. Nel corso degli anni alla passione si sono aggiunte le scoperte della ricerca scientifica che hanno permesso a questa bevanda di raggiungere livelli che rasentano la perfezione. In questo articolo ci dedicheremo a scoprire come viene lavorato un vino bianco. I grappoli di uva bianca vengono raccolti con estrema cura per evitare qualsiasi tipo di macerazione, anzi in Sicilia ove il caldo diventa una minaccia per i frutti, come nella zona del Marsala, le vendemmie del bianco avvengono di notte, con l’aria fresca. Si procede poi a una macinatura soffice effettuata con rulli di gomma, successivamente l’uva viene introdotta in una pressa dove un telo impermeabile gonfiato a aria compressa fa fuoriuscire il mosto che confluisce in una vasca di raccolta. Qui il mosto viene fatto riposare per dare modo alle sostanze più pesanti di sedimentarsi. Una volta conclusa questa operazione il mosto viene messo a fermentare in acciaio o legno fino a quando non sarà pronto per la bottiglia e successivamente, il canonico Salute!

Il vino novello più buono o meno buono?



Prima di dilettarmi a scrivere questo articolo sui vini una premessa è d’obbligo. Sono un giurista che si interessa di vino, ma solo nel senso che ho tanti amici molto più esperti di me sul tema che mi hanno dato qualche suggerimento utile per non fare brutta figura con voi lettori.
Il Novello – che ha origini francesi (Beaujolais nouveau) – in Italia, ha avuto questa denominazione a seguito del d.M. 6-10-1989 e si tratta di un vino che si ottiene da una tecnica chiamata macerazione carbonica (MC) la quale, in sintesi, consiste nel mettere grappoli di uva interi, intatti, non diraspati, per un tempo variabile da qualche ora a più giorni, dentro un serbatoio ermetico saturo di anidride carbonica,  col vantaggio che appena poco tempo dopo la vendemmia il vino è già pronto per essere bevuto.
La legislazione italiana richiede, affinché il vino ottenuto possa definirsi novello, che almeno il 30% delle uve abbiano subito la MC, il restante 70% possono essere trattate con tecniche di vinificazione classiche. L'ampia discrezionalità concessa ai produttori rende possibile trovare in commercio novelli con una percentuale di vino ottenuto da macerazione carbonica variabile dal 30 al 100%.
Il vino ottenuto con questa tecnica è caratterizzato da una grande ricchezza aromatica morbidezza e armonia di gusto. Normalmente si ottengono vini con livelli tannici molto bassi, e questo, col passare del tempo, comporta una sensibile diminuzione delle sue specifiche proprietà organolettiche, soprattutto quelle tipiche di vinosità e di fruttato. E’ preferibile, quindi, consumare il vino molto giovane, per poterlo apprezzare appieno.
Quanto fin qui affermato, in conclusione, non ci permette di dire se il vino prodotto con questa tecnica sia più o meno buono dei vini a vinificazione tradizionale.
L’unica cosa che si può tentare di fare è cercare di distinguerli basandosi in particolare sulle loro caratteristiche. L’aroma dei vini da MC, per esempio, si distingue per una sua componente tipica (kirsch) accompagnata da una nota dominante complessa (vegetale e lattica) che permette l’articolazione armoniosa dei componenti, mentre nei vini da vinificazione tradizionale questa articolazione appare discontinua a causa delle variazioni d’intensità dei componenti.   

Francia: 63 saloni del vino e distillato



Ben sessantatre saloni del vino, del distillato e della gastronomia. È un numero relativamente alto di iniziative realizzate per la promozione di un settore vincente in Francia. L’attenzione riportata all’enologia nel paese dei Galli ha permesso il suo sviluppo e il suo successo su scala mondiale. Tutti questi saloni, queste fiere, non sono organizzate a cadenza annuale, bensì bi annuali o ancora più diradati nel tempo. L’importanza di tali organizzazioni, al di là del numero di visitatori, è vitale per permettere a agenti di un medesimo settore produttivo di condividere gli sforzi, le risorse e le innovazioni. Servono inoltre a dare credibilità e a far sì che si crea una tendenza in qualche modo. Il vino è importante perché molti ne parlano e allora molte persone pensano, elaborano, ricercano e un settore dalla radici antiche diventa una vera e propria fetta di mercato che lo stato francese finanzia e promuove. È quello che tutti ci auspichiamo possa diventare in Italia, perché se le tradizioni enologiche francesi sono di alto livello, anche l’Italia produce buoni vini esportati in tutto il mondo e il vino potrebbe essere una delle industrie, uno dei settori chiave dell’economia italiana. Per ora, ringraziamo tutti i produttori di vino, dai più piccoli

Vinitaly vs. Vinexpo Asia Pacific



La mia editrice quando mi ha fornito la scaletta degli articoli, riguardo a questa manifestazione si esprimeva in questo modo: “occorrerebbe informarsi su questo vinexpo in Asia … la vedo davvero fuori contesto, però noi non critichiamo, noi esponiamo!”
La gentilezza e i modi garbati appartengono senza dubbio alcuno al gentil sesso, perché io non sarei mai riuscito ad utilizzare simili espressioni per introdurre un argomento tanto delicato e che desta in me, e penso anche in voi lettori, notevole preoccupazione.
Potrei dire che siamo in un era globalizzata in cui certe cose non devono sorprendere, potrei dire che queste manifestazioni non sono altro che una cartina tornasole che ben pubblicizzano un nostro vanto nel lontano est-asiatico, potrei aggiungere che in Asia apprezzano a tal punto il nostro vino dall’incentivare queste manifestazioni ogni anno in maniera più convinta … appunto potrei, ma non credo sia giusto scrivere pensieri retorici e impersonali nei confronti di voi lettori e per questo, come ben consigliato dall’Editrice, mi limito ad “esporre”!
Il mondo del vino oramai ha lo sguardo verso Oriente e in particolare verso la Cina. Vinexpo Asia- Pacific e Top Wine China si sono concluse da poco e a novembre sarà la volta di Vinitaly In The World a Hong Kong. Mai come oggi il Paese del Dragone è al centro dell'attenzione dei produttori di tutto il mondo. Secondo il rapporto dell'International Wine and Spirit Research, presentato al Vinexpo Asia-Pacific di Hong Kong, il business internazionale del vino continuerà a crescere, almeno fino al 2015, proprio grazie all'aumento dei consumi in Asia, Cina in primis. Tra il 2006 e il 2010 i consumi di vino nel Paese del Dragone sono cresciuti del 140% e da qui al 2015 si prevede un ulteriore salto del 54%. Una rivista importante come Decanter e il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post sono chiari e su entrambi si legge che gli appassionati di vino e i collezionisti asiatici stanno cercando vini diversi dal Bordeaux, prodotto che ha registrato sì successo in Cina ma che sta diventando vittima di contraffazioni. La conoscenza del vino italiano da parte del consumatore cinese è però ancora poca e, spesso - soprattutto quando non c'è un padiglione che racchiude i produttori di una nazione - è smarrito e non riconosce l' “italianità”.
Per nostra fortuna – scusate il sarcasmo molto accentuato –  però, alcuni produttori veronesi dopo il successo avuto in questi ultimi anni sono sempre più propensi a intensificare i rapporti con la Cina e spiegare in maniera accurata le qualità organolettiche dei vini prodotti nel “Belpaese”!
Così si esprime un produttore veronese: “Io rappresento la quarta generazione della mia famiglia, e spero di essere ricordato un giorno per essere stato colui che ha fatto conoscere i nostri vini ai cinesi. I consumatori qui mi chiedono da dove veniamo e quanto costano le nostre bottiglie. Queste domande mi fanno pensare che c'è una prospettiva enorme”.
A volte i commenti ad alcune frasi lette o ascoltate diventano superflui e questo credo sia un caso emblematico!

Falernis, Falernis, bevanda divina



 Falerno è un vino tipico della provincia di Caserta. Noto sin dal primo secolo a.c., ha continuato a accrescere la sua fama in epoca moderna. Esiste il Falerno bianco, ricavato da uva Falanghina in purezza e il Falerno rosso che si ottiene invece con la spremitura di Piedirosso e Aglianico, con l’eventuale aggiunta al 20% di barbera e primitivo. Secondo Virgilio, secondo Catullo, il Falernis era una bevanda pregiata e  amata particolarmente dagli Imperatori. Secondo Plinio, si distinguevano tre varietà di Falernum, in base al luogo preciso dove venivano coltivati i vitigni, in collina o in pianura. Oggi, nel casertano, è ancora possibile acquistarne e se non viene più trasportata nelle tipiche anfore vinarie, le bottiglie di vetro recano etichette con rimandi alla sua prestigiosa fama. Il Falerno chiamato Falerno del Massico ha ricevuto l’appellativo DOC nel 1989. Suggestive le passeggiate per le vie di campagne dell’alto casertano, ove si passa tra alberi fruttiferi e vitigni di Piedirosso e Aglianico. L’appellativo doc riconosce tre Falerno del Massico; uno con Aglianico 60-80%, Piedirosso 20-40%, ed eventuale aggiunta di Barbera e Primitivo al 20%. Il secondo, detto Falerno del Massico rosso primitivo, prodotto in purezza o con il 15% di Aglianico, Piedirosso e Barbera. Infine, il Falerno del Massico Bianco, prodotto con uva Falanghina al 100%.

Carnet d’adresses: eventi da non perdere a novembre



Federico Fellini tra sogno, magia e realtà dal 23 ottobre 2013 al 04 novembre 2013 a Roma (RM)
Officine Botaniche - La scoperta dell'autunno dal 04 al 05 novembre 2013 a Roma (RM)
La marcia dei diritti dal 10 al 21 novembre 2013 a Roma (RM)
Ritratti d'Italia - L'arrière - pays dal 30 novembre 2013 al 27 dicembre 2013 a Roma (RM)
L'alibi dell'oggetto - Morandi e la natura morta dal 16 novembre 2013 al 20 gennaio 2014 a Lucca (LU)
Siena e Roma. Raffaello, Caravaggio e i protagonisti di un legame antico dal 25 novembre 2013 al 05 marzo 2014 a Siena (SI)
Sagra del prosciutto, dell'olio e del vino novello dal 10 al 11 novembre 2013 a Torri in Sabina (RI)
Fiera del formaggio di fossa il 05 novembre 2013 a Talamello (PS)
Primizie D’autunno a Vacri (CH)
 Sagra della castagna e dei prodotti del sottobosco dal 10 al 11 novembre 2013 a Acerno (SA)
Festa del pane e dell'olio a Sestri Levante  (GE)
Festa del torrone dal 19 al 21 novembre 2013 a Cremona (CR)
Castagnata a Acquanegra Cremonese (CR)
I sapori della nebbia dal 01 al 30 novembre 2013 a Crema (CR)
 Grande sagra della bagna cauda dal 07 al 08 novembre 2013 a Villa San Secondo (AT)
Rassegna Bagna Caoda in musica dal 27 al 28 novembre 2013 a Envie (CN)
Fiera fredda della lumaca dal 04 al 08 dicembre 2013 a Borgo San Dalmazzo (CN)
La Mela e dintorni dal 09 al 10 novembre 2013 a Caprie (
Sagra del Pignoletto rosso levonese il 18 novembre 2013 a Levone (TO)
Bacco nelle gnostre vino novello e caldarroste in sagra dal 09 al 10 novembre 2013 a Noci (BA)
Sagra del fungo cardoncello dal 17 al 18 novembre 2013 a Cassano delle Murge (BA)
Fungo Ferla Fest dal 12 al 14 novembre 2013 a Caltavuturo (PA)
Sagra degli antichi sapori - Fiera d'autunno dal 13 al 15 novembre 2013 a Montemaggiore Belsito (PA)
Sagra dell'olio e della salsiccia il 21 novembre 2013 a Misilmeri (PA)
S. Martino: odori e sapori della Valle del Chiodaro dal 09 al 11 novembre 2013 a Mongiuffi Melia (ME)
Autumnia dal 10 al 11 novembre 2013 a Figline Valdarno (FI)
Sagra della trippa e del lampredotto dal 20 al 22 novembre 2013 a Campi Bisenzio (FI)
Aromatica. Rassegna del caffè e delle grappe dal 19 al 20 novembre 2013 a San Lucia di Piave (TV)
Mostra Mercato dello Zafferano di Cascia dal 01 al 04 novembre 2013 a Cascia (PG)
Sagra del Tartufo Bianco o Trifola dal 04 al 06 novembre 2013 a Citta' di Castello

I più antichi distillati: mini storia



Liquore di erbe, liquore di riso, liquore di centifoglia …. Lunga potrebbe essere la lista dei liquori e distillati che conosciamo tutti. Tuttavia quali sono i più antichi? Ecco per voi la risposta!
I distillati sono realizzati a basa di pochi ingredienti. Distillando il vino si ottengono i  cognac o i brandy. Si possono distillare anche le bucce di uva, il mosto o ancora la melassa della canna da zucchero per produrre in questo caso il rum. Le bucce di uva permettono la realizzazione delle grappe. Da quello che invece contiene moltissimo amido invece si ricava la vodka o ancora il whisky. Esistono perfino distillati di origini animali; altri semplicemente si ottengono con la macerazione della frutta oppure mischiando fra di loro due distillati.
Tra i distillati a base di frutta, è nota soprattutto la palinka ungherese, ma nei Balcani si distillano le albicocche, mentre in Svizzera con le ciliegie, si ottiene il Kirsh.  Anche le grappe possono essere a loro volta aromatizzate con la frutta. In Friuli Venezia Giulia, si posso degustare grappe dai diversi sapori, dall’albicocca alla ciliegia. In Messico, la tequila invece è ricavata dalla preparazione di una succulenta, l’agave blu.
La Francia, partendo dalla distillazione dei suoi migliori vini riesce a produrre alcolici pregiati di alto livello come l’armagnac, il cognac. I Francesi con le mele preparano anche il calvados.

venerdì 1 novembre 2013

Editoriale



Cari Lettori,

Mentre la città si colora di arancio, fantasmi e ragnatele invadono le vetrine delle attività commerciali, noi, in redazione, vi prepariamo una puntata tutta celtica. Qualche curiosità nota o meno conosciuta e qualche spunto di rilassanti riflessioni. Questa settimana è speciale perché, ufficialmente, abbiamo accolto un nuovo giornalista: il dott. Luca Mangani. Vi delizierà con il suo stile e resterà un nostro collaboratore fisso per tanto tempo. Vi ricordo che è possibile interagire con la nostra Redazione inviando una mail al nostro indirizzo info@isassolinidellafenice.com. Se volete spedire una mail a Luca, basta inserire nell’oggetto NG-Luca. Vi lascio alla vostra lettura!
La Fenice