lunedì 21 aprile 2014

Maigret e Montalbano, una possibile amicizia?

Se da Parigi sono lontani gli incantevoli paesaggi siciliani, esiste forse un modo per avvicinarli, anche quando nella Ville Lumière la pioggia apporta incessante il suo tocco di romanticismo. Questo modo lo troviamo leggendo Simenon e Camilleri. In un'intervista del 2013, curata dal Corriere della Sera, Camilleri svela il suo reale legame con Georges Simenon, pur non avendolo mai conosciuto. Secondo il creatore di Montalbano, la tecnica del giallo gli è stata insegnata attraverso la messa in scena degli episodi di Maigret. Le similitudini tra i romanzi di Montalbano e di Maigret non sono da ricercare esclusivamente nel lo stile di scrittura, ma anche nel carattere dei personaggi. Per esempio, entrambi i commissari, nell'immaginario dei loro autori, non sono molto giovani. Riflessivi e di grande intelligenza, i commissari sono affiancati da ispettori che presentano anche loro delle cratteristiche comuni. E' interessante notare come l'ispettore Chinquier possa assomigliare all'ispettore Fazio. In Maigret e il fantasma, pubblicato da Adelphi, si legge: (...) Chinquier aveva estratto dalla tasca un taccuino con diverse pagine coperte di nomi e schemini. Anche con lui bisognava essere prudenti per non offenderlo (...). Di contro, in Una Voce di Notte, Camilleri scrive: (...) Fazio s'assittò, si misi 'na mano 'n sacchetta, tirò fora un foglietto (...). Appare evidente che Chinquier e Fazio soffrono di quello che Montalbano definisce complesso dell'anagrafe. Per meglio dire, se a Maigret dava fastidio l'uso di taccuini e folgietti, a Montalbano snervava letteralmente la loro apparizione e, ancora più il fatto che fossero pieni di indicazioni biografiche di scarsa rilevanza.
L'effetto benefico della letteratura risiede in questi piccoli rimandi che possono, a volte, legare per sempre autori, opere e personaggi.