lunedì 27 luglio 2015

La mossa del cavallo o partita di scacchi con istruzioni in siciliano

Una fine Ottocento che appare come un giorno qualunque del 2015, la parola carozza che si legge a stento, quasi certo di aver letto macchina. Una mossa saggia, quella del cavallo che avanza di tre caselle con due possibili direzioni...un modo per dare l'impressione di avere una direzione ben precisa, finché il giocatore decida: destra o sinistra? Vero o falso? Giusto o sbagliato? Una dicotomia, infernale senza mezze misure. Giovanni Bovara è un uomo come molti, umile e attaccato ai valori della nostra civiltà occidentale, i quali non trovano spazio accanto all'omertà della Sicilia. E' uno di noi che porta con sé la sua storia, le sue radici, la sua vita a Genova e i suoi studi, con una pietas pari a quella di un eroe di tragedie. Arriva in pieno sud per sostituire un suo collega, morto in condizioni sospette, come il loro predecessore. Carte mischiate, rovistate e sottratte da un avvocato che agisce per il bene del popolo. Un prete poco furbo per chi le sue fedeli sono attrici delle sue fantasie represse, una donna di scarsa morale, un cugino geloso. Parte un colpo di pistola, nell'arsura pomeridiana. E così, Giovanni Bovara è costretto ad adattare il suo linguaggio. Il vernacolo siciliano appare come l'unica possibilità di esprimersi e di essere compresi. La lezione è presto imparata e nonostante quello che ha capito, Giovanni deve accettare di capire quel che alcuni gli dicono sia. Giovanni, a quel punto, sceglie: 1, 2, e 3, a forma di L. La Mossa del Cavallo, Andrea Camilleri, un capolavoro ispirato a Politica e mafia del 1876, di Leopold Franchetti.