giovedì 20 giugno 2013

Tour europeo: la canzone popolare in Italia, in Grecia e in Spagna

La canzone popolare è spesso l’oggetto di critiche un poco aspre da parte di molti e viene forse in alcuni momenti trascurata. Le canzoni popolari in realtà sono una vera risorsa per comprendere alcuni comportamenti dei popoli, quasi paragonabili alle danze e alle musiche tribali. Svelano le passioni più profonde, i motti dell’anima appena espressi e questo spesso in luoghi detti di basso livello come per esempio le cuevas spagnole. Il nostro minigiro europeo inizia appunto in Spagna, ove nei bassi, si ballava, si suonava e si cantava il flamenco. E’ in Andalusia, precisamente in quei territori situati tra le province di Cordova, Jerez de La Frontera e Siviglia che nasce dall’unione della musica popolare andalusa e dalle influenze gitane il flamenco. Questo tipo di musica è il mezzo di espressione gitano attraverso il quale gli zingari narrano le vicende del loro popolo. Periodi di felicità in Spagna si alternano ai lamenti suscitati dalle persecuzioni, si parla di amori infelici, di famiglie vessate distrutte. Il ritmo viene battuto con nacchere, tacchi e le danzatrici sollevano i loro semplici, ma eleganti vestiti. Il flamenco, seppure in un primo momento gitano, ha ricevuto notevoli contributi da artisti non gitani, italiani peraltro come Silverio Franconetti per esempio.
Proseguiamo il nostro tour per giungere in Grecia. E’ interessante prestare attenzione a un’altra piccola elite: i Rebetes. Sono gli autori del rebetico, una forma di musica popolare nata nei bassi quartieri greci, in quei posti dove si fumava haschich in Grecia e nei carceri delle principali città greche, agli albori del XX secolo. In questi canti, si lascia ampio spazio all’improvvisazione. Questo aspetto conferisce a ogni canzone un senso di freschezza sempre inalterato anche dopo aver sentito tante volte la stessa canzone. I canti dei Rebetes erano un modo per esprimere la loro creatività la loro indipendenza e la loro diffidenza verso le autorità. Negli anni ’30 e ’40, la Grecia attraversava una forte repressione e la polizia era stata incaricata di porre fine allo sviluppo di questa cultura suburbana. I Rebetes tuttavia, personaggi stravaganti, non rinunciarono mai al loro linguaggio argot, al loro umorismo e alla loro spontaneità.
Torniamo ora in Italia. Parlare di canzone o di musica popolare rileva di una difficoltà estrema per quanto riguarda la nostra penisola. Potremmo ragionare in questi termini: per ogni dialetto, una serie di canti popolari. I dialetti che hanno esportato la loro tradizione musicale perfino all’estero creando dei veri clichés italiani sono senz’altro il dialetto romano e il dialetto napoletano, seguiti da vicino da quello siciliano. Resta tuttavia utile sottolineare che anche nel nord Italia e nella nazione in generale, ogni periodo storico è contrassegnato da evoluzioni da un punto di vista musicale. Il cambiamento epocale moderno forse, lo dobbiamo a un artista che, cantautore in dialetto pugliese, nel 1958, cambiò radicalmente la storia della musica italiana..Volare…Cantare…ooho..nel blu dipinto di blu!

Ricetta: sinfonia di insalata


Anche per comporre un’insalata a volte, ci vuole ispirazione!
Imgredienti:
1 insalata di tipo lattuga
1 cipollina bianca
1 arancia
50 gr di mandorle tritate
2 uova
1 fior di latte
Olive nere affumicate
Sale q.b.
Olio di pistacchio q.b.
Sale grosso
Origano
Procedimento:
Lavare e tagliare la lattuga. Snocciolare le olive. Pelare l’arancia e tagliare la buccia a listarella. In un tegame, cuocere le uova all’impazzata con poco sale. Tagliare a pezzi il fior di latte. Tagliare a rondelle molto sottili la cipollina. Pestare in un mortaio il sale grosso, l’origano e le mandorle. Comporre l’insalata condendo con poco sale, olio di pistacchio e aggiungere in successione quanto pestato, il fior di latte, le olive, la buccia di arancia e le uova fredde. Mescolare il tutto. Disporre sopra la cipollina tagliata sottile.

Corsi di Recupero


venerdì 14 giugno 2013

Editoriale

Cari Lettori, 
Avevo quasi perso la speranza di sentirci nuovamente avvolti da quel dolce tepore estivo … non lo voglio nemmeno scrivere ma sembra che l’aria e il vento hanno cambiato colore. Finalmente il vento si tinge di arancio, giallo, rosso con i riflessi azzurri del nostro amato mare … mare, mare, mare, la splendida parola che rima con amare … perdonate questa introduzione triviale ma per ora vorrei anch’io il lettino a riva, gli occhiali da sole e l’ipod a tutto volume nelle orecchie! Per i fortunati, buon week-end di sole! Così avevo preparato l’editoriale della puntata prevista per sabato 08 giugno, ma per eventi (lieti) strettamente personali, non mi è stato possibile distribuirvi in tempo la nostra gazzetta. Non me ne vogliate, perché non vi abbandono mai, amici lettori: sto già mandando in stampa l’edizione di sabato 15 giugno. Per ora, vi lascio alla lettura di alcuni articoli sul mare, sui pirati e sulla nostra storia. A sabato!

La Fenice


Punto di storia – La partecipazione di Gaeta alle imprese navali normanne


Esiste una sola attestazione della partecipazione di Gaeta alle imprese navali normanne e risale al lontano 1191, al mese di luglio di quell’anno, per essere esatto. Gaeta fornì all’esercito normanno due galee. Come Napoli, Sorrento, Amalfi e Ischia, la nostra città forniva delle navi completamente equipaggiate, pronte a essere usate in battaglia. Ogni galea poteva contare circa 150 uomini e i viveri e le armi erano direttamente fornite dai magazzini reali. Dall’epoca normanna in poi, Gaeta costruì  navi che erano destinate a campagne belliche in maniera costante sotto i diversi domini della città. Fondamentalmente, queste spedizioni belliche permisero a Gaeta di allacciare importanti rapporti commerciali con altri paesi del Mediterraneo come Costantinopoli o ancora Maiorca e Tunisi per citarne solo alcune.  Per ulteriori informazioni si rimanda a P. Corbo, M.C. Corbo, Il libero comune e la prevalenza guelfa, in Gaeta – La storia, p.112, Gaeta, 1989.

Punto di geografia – Istanbul


Costantinopoli, Bisanzio e poi Istanbul. La capitale dell’ex impero romano di Oriente affascina moltissimo e nonostante le recenti tensioni al livello sociale, continua a ricevere numerosi turisti ogni giorno.
Data la sua importanza, non è raro che l’antica metropoli, oggi centro economico industriale più sviluppato della Turchia, sia scambiato per la capitale del paese. In realtà, per il suo sviluppo, la sua posizione e la sua storia, deruba spesso l’attenzione a Ankara, capitale turca dal 23 ottobre 1923.
La posizione di Istanbul è particolarissima: la città si trova all’incrocio di due continenti. Da un lato si estende lungo il Bosforo, allargando il suo territorio in Europa ma anche in Asia. Istanbul fu la capitale dell’impero romano d’oriente, dell’impero bizantino, dell’impero ottomano e dell’impero latino. L’impero latino fu instaurato a Costantinopoli nel 1204 dopo la quarta crociata durante la quale l’esercito cristiano aveva saccheggiato la fortezza turca. L’instaurazione dell’impero latino segnò per la città un periodo di declino sociale, economico e culturale che fu arrestato dall’invasione ottomana nel 1453. Nonostante le forzature dal punto di vista religioso (conversione della basilica di Santa Sofia in moschea), grazie ai sultunai ottomani, Istanbul riacquistò la sua importanza secolare.
La seconda Roma poiché così era stata anche chiamata, offre numerose possibilità di svago e di arricchimento culturale. Non mancate mai di visitare la meravigliosa moschea blu, il gran bazaar, i bagni turchi  - i rilassanti hammam – e per coronare il tutto, un giro per il quartiere pedonale di Kumkapi vi permetterà di assaggiare deliziosi piatti di pesce. 

I Pirati barbareschi: nemici di fede


Nell’antica Roma, il termine barbaro era usato per identificare le persone parlanti una lingua diversa dal latino. Così qualificato furono i guerrieri celtici per esempio. Nel contesto invece delle lotte marinare cinquecentesche, barbaria stava indicare i luoghi dove il culto cristiano non era praticato. In altre parole, i pirati barbareschi erano i pirati di fede islamica e i più efferati si trovavano sulle coste del Maghreb, a Tunisi, a Tripoli e Algeri. La loro organizzazione piratesca era praticamente indipendente dal potere del sultano di Istanbul.