sabato 10 agosto 2013

La poliedricità di Mattej


Il Barone Pasquale Mattej nacque a Formia nel 1813. Gli abitanti del comune del sud pontino devono  molto a questo eclettico personaggio pieno di interessi. Fu il creatore dello stemma della città oggi ancora utilizzato, è vero, ma  fu anche un archeologo, uno scrittore, uno studioso del nostro territorio e del folclore locale.  Divenuto orfano molto presto, furono proprio i sovrani borbonici a farsi carico della sua educazione. Durante i suoi soggiorni a Castellone, Paquale Mattej studiò i resti archeologici rinvenuti sul territorio e scambiò numerose lettere con l’archeologo di fama internazionale, Theodor Mommsen. Da questa folta corrispondenza epistolare tra questi due rappresentanti dell’erudizione dell’Ottocento, si evince che Mattej mandò alcune pietre che recavano iscrizioni antiche a Mommsen. In qualche modo Mattej incentivava a sua volta l’evoluzione dello studio del patrimonio culturale  europeo di epoca classica.
Sono custoditi dall’Archivio Storico diversi schizzi di Mattej, quasi mai esclusivi, nel senso che lo studioso aveva come abitudine di riprodurre più volte lo stesso disegno. L’argomento dei suoi disegni e acquerelli era naturalmente il nostro territorio declinato nei suoi molteplici aspetti: dalla rigogliosa e meravigliosa natura che ci circonda – da qui le numerose rappresentazioni panoramiche – al folclore, prestando un’attenzione tutta particolare all’abito della donna di Castellone. Mattej sottolineava la ricchezza e l’eleganza della tenuta della donna di Castellone. Si sa, grazie allo studioso, che la donna di Castellone legava i cappelli in modo particolare facendo uso di nastrini colorati, per esempio. Queste attenzioni verso dettagli apparentemente privi di rilievo in realtà, a lungo termine, si dimostrano importantissimi poiché svelano il passato del nostro territorio nei minimi particolari, come se, più ancora che un artista, Mattej fosse stato un vero reporter. Scrisse infatti opere letterarie sul nostro territorio, alcune ancora inedite, furono pubblicate sul periodico Poliorama Pittoresco, come Ausonia per citarne una. Il barone Mattej è inoltre l’autore di Arcipelago Ponziano  e di diversi testi di satira politica e di costume degli anni preunitari.
Infine, guardando ancora all’opera di Mattej con il caleidoscopio, resta da segnalare che egli fu il primo vero biografo del pittore Anton Sminck Pitloo.

L’Arcipelago ponziano secondo Mattej



Nel 1857, Pasquale Mattej decise di partire alla scoperta delle isole ponziane. Salpò da Gaeta per recarsi a Ventotene, Ponza ,  Palmarola e Santo Stefano. Osservatore quale era, Mattej descrisse su numerose litografie e diversi  disegni la fauna e la flora locale. Le sue ricerche sulla storia delle isole ponziane sono tutt’ora preziose poiché riconducono gli studiosi a fonti antiche. Lo studioso Mattej scrisse le sue memorie di viaggio nelle isole a puntate sul periodico Poliorama Pittoresco. Memorie storiche descrittive ed artistiche dell’arcipelago Ponziano - Dedicate agli artisti ed ai cultori della Storia Patria fu successivamente pubblicato da Filippo Cirelli, a Napoli.

Un punto di storia: Gaeta e la costruzione del campanile


Fu durante il periodo normanno che il noto campanile di Gaeta fu commissionato e costruito. Inizialmente progettato nello stesso stile degli altri edifici della città, risultò completamente diverso da tutti questi e decisamente originale. In stile arabo moresco, il campanile di Gaeta condivide numerosi punti in comune con il campanile di Amalfi, anch’esso chiara testimonianza architettonica del Basso Medioevo nel sud Italia. Durante il periodo normanno, ci fu prosperità a Gaeta e questo clima sereno permise appunto la realizzazione non solo del campanile ma anche di numerose torri andate per lo più distrutte durante il periodo svevo.                                                                                                                                                                                                                          

Il Dandy come promotore di cultura: da Huysmans a D’Annunzio


Il dandismo è un fenomeno culturale nato in Inghilterra nell’Ottocento. I principali esponenti inglesi del movimento erano Oscar Wilde, autore di Il Ritratto di Dorian Gray. Una volta diffusosi in Francia il movimento fu rappresentato soprattutto da Joris Karl Huysmans, scrittore in un primo momento appartenente alla scuola di pensiero naturalista, assiduo frequentatore del Cénacle di Zola.  A Ritroso, romanzo scritto da lo stesso Huysmans ritrae perfettamente  l’atteggiamento dandy. La ricerca esasperata del bello, del particolare, del non comune, l’apertura verso l’esotico e la passione per il viaggio sono caratteristiche dandy. Il dandy aspira alla funzione di esteta; un esteta che considera l’arte come unica rappresentazione di se stessa,  non più come una portatrice di messaggi. Il bello per il solo gusto del bello. E’ probabilmente per questo che il protagonista di A Ritroso (titolo non tradotto À Rebours) decide di dipingere un carapace con più colori. I colori e i suoni fanno parte della vita del dandy-esteta che vuole armonizzarli perché esprimano al meglio la loro bellezza. Sul versante italiano, il massimo esponente del dandismo è naturalmente Gabriele D’Annunzio. Il legame tra dandismo e decadentismo si identifica in parte in questa ricerca di armonia tra suoni, colori e parole. La figura del dandy per d’Annunzio è chiaramente rappresentata in Il Piacere mentre le relazioni tra la musica – in questo contesto quella wagneriana – e la letteratura si evincono maggiormente in Il Fuoco.  

Ricetta – pennette con zucchine e vaniglia


Ingredienti  per due persone:
1 baccello di vaniglia
2 o 3 zucchine piccole
Uno spicchio d’aglio in camicia
Brodo vegetale q.b.
Sale q.b.
Pepe bianco q.b.
Maggiorana q.b.
Burro q.b.
1 uovo
200 gr di pennette rigate
Procedimento:
In un tegame,  ponete una noce di burro e parte del baccello di vaniglia tagliato a pezzi. Lasciate rosolare per qualche istante. Aggiungere l’uovo e mescolare energicamente fino a farlo cuocere. Mettere da parte l’uovo cotto a pezzettini. Aggiungere nello stesso tegame una noce di burro, l’aglio, le zucchine mondate, le spezie, il sale e infine poco brodo. In una pentola, cuocere la pasta in abbondante acqua salata. Scolare, aggiungere la pasta nel tegame, unire l’uovo strapazzato e mantecare. Servire con il resto del baccello come decorazione e qualche fiore di zucca.

domenica 28 luglio 2013

Editoriale



Cari lettori,
A voi una puntata eclettica, dedicata all’arte, al verde e a tutti i colori che più vi piacciono. Vi fissiamo attraverso questi articoli qualche appuntamento da non perdere in città. Poiché siamo in tema di verde, vi lascio anche un piccolo articolo dedicato all’arte di allestire i giardini. Gli spazi verdi sono fondamentali per respirare ma anche per pensare.
La nostra città conta numerosi spazi verdi, per fortuna.  Da Uttian  appunto fino a Monte Orlando o ancora per i giardini pensili di Gaeta Medievale, c’è molto spazio dove passeggiare. Visto che la nostra Gazzetta è piccola, magari portatela a spasso per un momento tutto relax. Buona lettura!
La Fenice