giovedì 29 agosto 2013

Menu di Ferragosto: un giro in Italia



A braccetto con i balli popolari, non possono andare che le tradizioni culinarie. Se in Spagna si festeggia mangiando panini con calamari, e in Belgio si beve Pecket, qui, in Italia ogni regione presenta un suo menù tipico. Nel Lazio, a Roma, per il 15 agosto, la fetta di cocomero è  indispensabile. In Campania, la gita al mare rima con frittata di pasta, pasta al ragù, il tutto in spiaggia. In Toscana, un’antica tradizione vuole invece che si mangi il piccione arrostito. In Emilia Romagna, si preparano dei dolci all’anice. Saranno mantenute tutte queste tradizioni? Oggi, è possibile realizzare quasi tutto: viaggio di qualsiasi genere in qualunque luogo a poco prezzo.  Forse più di qualcuno abbandona la tradizione per trovare svago e divertimento in un’altra maniera. Quello che conta è che esista ancora qualcosa che unisca più persone possibili, famiglie, amici, parenti venuti in vacanza da altri parenti. Ferragosto, festa pagana o religiosa, è anche la festa delle vacanze e tutto durante quella giornata pare più gaio e più colorato.

La musica e Ferragosto


Ferragosto è divenuto nel tempo un topos letterario e non sorprende dunque trovare ambientazioni di opere anche musicali durante questa giornata di festa. E’ il caso dell’opera  I Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo che fu rappresentata per la prima volta il 21 maggio 1892 a Milano, al Teatro del Verme.  Si tratta di un’opera redatta basandosi su un fatto realmente accaduto, un uxoricidio al quale aveva realmente assistito l’autore svariati anni prima. L’opera, considerata manifesto verista,  ebbe un grande successo grazie anche al fatto che fu lo stesso Caruso a interpretare la parte principale. In quegli anni, le case discografiche iniziavano a lavorare e il disco inciso con Caruso fece esplodere le vendite, superando addirittura il milione di copie.

lunedì 12 agosto 2013

Editoriale


Cari Lettori,
E dall’afa che ci circonda, l’ispirazione. Sono fermamente convinta che un poco di cultura sul nostro mare non ci farà male. Nel 2012, fu organizzato al Club Nautico Flavio Gioia un interessante convegno che riguardava appunto il Mare Nostrum. In grandi linee e con la solita professionalità, i due relatori, il dott. Adriano Madonna – l’ex caporedattore della rivista Il Subacqueo – e la Dott.ssa Caterina Boccia avevano chiaramente esposto i rischi ai quali il nostro mare stava andando incontro per via del riscaldamento delle acque. Non pretendo di mettermi a parlare di ecologia, ma resta pur vero che il nostro mare, il nostro Golfo, le nostre isole sono meravigliosi. Per apprezzarne la bellezza, occorre conoscere chi lo abita, come è fatto, e il bello, è che c’è sempre qualcosa di favoloso da scoprire. Buona letture e buone scoperte!!!

I rischi della tropicalizzazione delle acque reminiscenze del convegno di A. Madonna del 30 dicembre 2011


Quasi due anni fa, fu organizzato un interessantissimo convegno al Flavio Gioia durante il quale il noto caporedattore della rivista Subacqueo fece un’interessantissima relazione ai presenti sulla tropicalizzazione del nostro mare.  Il Dott. Adriano Madonna spiegò all’assemblea cosa era in maniera precisa questo fenomeno dei nostri tempi che risulta perfino inquietante sotto diversi aspetti. Per tropicalizzazione si intende lo spostamento di alcune specie tipiche di acque tropicali o subtropicali nelle acque del nostro mare a causa del cambiamento delle caratteristiche delle nostre acque, probabilmente dovuto al riscaldamento globale. Di per sé, sembrerebbe ingenuo preoccuparsi dell’arrivo di altri ospiti colorati … a meno che alcune di queste “nuove” specie in arrivo non siano velenose, pericolose per la nostra salute o ancora non danneggino proprio altre specie tipiche e autoctone delle nostre acque. Il  Dott. Madonna raccontò un aneddoto che fece al quanto pensare: a bordo di un peschereccio, tirando su le reti, i marinai scoprirono un pesce palla. Ora il pesce palla oltre a essere una specie tropicale è anche velenoso. A bordo, nessuno era conscio del pericolo che poteva rappresentare.  Adriano Madonna sollevò dunque un aspetto importante di questa tropicalizzazione del mare: occorre informare e istruire chi vive in zone costiere e magari lavora e vive grazie al mare. Per chi resta più scettico e si chiede come delle specie tropicali possono arrivare da noi, è semplice: se le condizioni per la loro sussistenza sono favorevoli, queste specie arrivano dal Canale di Suez (quindi dal Mare Rosso) oppure dallo Stretto di Gibilterra.  Preoccuparsi? Sì e cambiare il nostro rapporto con il nostro eco sistema marino e terrestre, per il bene di tutti. Come fare? Informandosi e osservando la natura che ci circonda. Molti dotti, studiosi e eruditi come il Dott. Madonna hanno scritto e documentato con fotografie libri e articoli disponibili e accessibili a tutti. Buona lettura.

La Terra presenta: varietà di mare



Il termine mare si riferisce a volte anche a laghi salati che non hanno sbocchi negli oceani come il Mare Caspio per esempio o ancora il Mare di Galilea e il Mar Morto. I mari sulla Terra sono numerosi e tutti quanti sono oggetti di studio per le loro differenti  caratteristiche. Le acque del mare sono mosse da diversi fenomeni: le onde, le maree e le correnti marine. Tutti questi fenomeni si manifestano diversamente a seconda del mare preso in esame. Per esempio, il nostro mare, molto riparato e collegato all’oceano Atlantico dallo Stretto di Gibilterra non ha maree molto forti. Il tipo di maree è semidiurno; l’acqua impiega circa 6 ore e 12 minuti per salire e dopo un breve ristagno, scende in altrettante 6 ore e 12 minuti. Nulla a che vedere con le forti maree di Mont Saint-Michel  o di Saint Malo in Francia. Lì il mare si ritira e risale velocemente, scoprendo la spiaggia per diversi metri. Lo stesso accade sulle costa del Belgio, dove, proprio per questo motivo , si possono raccogliere i pregiati gamberetti grigi.
A ogni mare dunque la sua fauna e la sua flora che dipende non solo dal clima, ma anche dal tipo di maree. Per i popoli che vivono in riva al mare, conoscere a fondo il magico ambiente acquoso rappresenta notevoli vantaggi: solo conoscendolo bene si riesce a vivere in simbiosi e a esaltarne le caratteristiche più affascinanti.

Un punto di geografia - Calabria: la metropoli dei cavallucci marini



Soverato è una città della provincia di Catanzaro, in Calabria. Pare che nelle acque della baia di Soverato, dove i fondali sono tappezzati di poseidonia, l’ambiente sia popolato di cavallucci marini. Così tanti da pensare che gli ippocampi abbiano creato una vera e propria colonia. Il cavalluccio marino è un pesce che vive fino a cinquanta metri di profondità. E’ diffuso un po’ in tutto il mondo e può raggiungere, a seconda della specie che si osserva, i trenta centimetri di lunghezza. Vive soprattutto là dove trova appunto erbe e alghe, ecco perché i prati di posidonia si dimostrano essere ambienti favorevoli per permettere loro di vivere indisturbati. Gli ippocampi che si trovano nelle nostre acque sono piccoli e si nascondono facilmente, il che li rende praticamente ivisibili, eccetto nella baia di Soverato, ove sono talmente tanti che risultano visibili a occhio nudo. Il cavalluccio marino vive solo o in coppia. Utilizza la sua coda prensile per ancorarsi alle erbe o alle alghe e non essere trascinato via dalle correnti. Nel mondo degli ippocampi, è il maschio che porta in grembo i suoi cuccioli che diventano indipendenti sin dal momento della nascita. Nel mare mediterraneo si trovano due specie di ippocampo:  il cavalluccio marino comune e il cavalluccio marino camuso, perché ha il muso più corto.